Qualcuno una volta chiese a George Mallory perché volesse scalare l’Everest. Lapidariamente rispose: “Perché è lì”.

Quando ho chiesto a Mara Magni perché volesse percorrere in bicicletta 4200 chilometri per recarsi a Capo Nord, la risposta è stata più articolata, ma partiva da un assunto semplice e intriso di passione.

«Perché amo andare in bicicletta e volevo che questo viaggio avesse anche un senso più profondo, un’utilità».

Mara Magni è una dottoranda di 26 anni dell’università di Bologna. Si occupa di sostenibilità energetica ed ha scritto una tesi magistrale sulle passive houses. Dalla passione per la bici a quella per l’energia pulita il passo è stato breve: dopo quasi un anno di preparativi ha deciso di montare in sella e pedalare.

«Da un anno mi alleno facendo trail (qui potete vedere qualche sua impresa) ma volevo che il mio viaggio potesse anche portare un messaggio. Da qualche tempo collaboro con il gruppo Terracini in Transizione, un living lab della sostenibilità della facoltà di Architettura ed Ingegneria dell’università di Bologna, mi è sembrato quindi naturale che il messaggio da portare fosse legato alla sostenibilità, alla tutela ambientale».

Che percorso seguirai?

«Le tappe saranno scandite da altrettanti atenei europei, cui farò visita per fare il punto sul raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. L’università di Bologna ha prodotto un suo paper sulle azioni da compiere per raggiungere i 17 obiettivi di sostenibilità ambientali indicati dall’Onu. Voglio capire cosa succede altrove, portare a casa suggerimenti, esperienze, consigli. La prima tappa sarà proprio Innsbruck, dove ho studiato e preparato la mia tesi. Lì è in qualche modo nato il concetto di casa passiva. Voglio vedere che passi in avanti sono stati fatti».

E quali saranno le altre tappe?

«Dopo Innsbruck sarà la volta di Monaco, poi Copenhagen, Stoccolma ed infine Turku da dove ripartirò in aereo».

Spero che le piste ciclabili europee siano più efficienti di quelle italiane.

«Lo sono per fortuna. Alcuni amici olandesi in Italia hanno avuto non poche difficoltà. Non solo per l’assenza di piste, ma anche perché quelle tracciate spesso non sono in sicurezza, attraversano arterie di scorrimento. Per il tragitto invece ci sono alcune app e tool molto utili che ti aiutano a tracciare il percorso».

Non sarai sola, però.

«No, mi accompagna il mio amico e compagno di pedalate Pietro Albamonte, ingegnere alla Ducati. Bici, tenda e fornelletto. Non ci serve altro».

Quanto contate di pedalare al giorno?

«In generale abbiamo programmato tappe da 150/200 chilometri al giorno in modo da essere entro il 26 agosto al punto di rientro. Il problema vero però potrebbero essere le condizioni meteo. Valicato il Brennero, che è la parte fisicamente più impegnativa, il resto è pianura».

Hai qualche sponsor che ti accompagna nell’impresa?

«L’università di Bologna mi ha pagato il biglietto aereo di rientro. Poi c’è Culture Velo di Cesena per i materiali tecnici. Bici a parte. Perché quella è un vecchio modello di Cannondale R800 di mio padre. L’abbiamo rimessa a posto insieme e questa sarà la sua più grande impresa».

A quando la partenza?

«Sabato 29 luglio. Intorno alle 6».

Emozionata?

«Sì, ma anche molto carica».