A Bologna un’iniziativa di FERPi su un tema ancora oggi disruptive: l’ascolto strutturato nella vita delle organizzazioni.

di Sergio Vazzoler

Allenarsi all’ascolto e applicare tecniche per renderlo scientifico ed efficace è fondamentale, soprattutto se da ascoltare è un intero territorio.

Su questa premessa si fonda l’incontro promosso da FERPI Emilia-Romagna il prossimo 25 ottobre. Obiettivo del percorso è sensibilizzare i rappresentati di organizzazioni pubbliche e private sul tema per utilizzarlo come strumento di advocacy.

Ancora oggi è proprio l’ascolto (e quindi la relazione) a rendere difficoltosi e infruttuosi i rapporti, ad esempio, fra un’azienda e il suo territorio di riferimento.

Il territorio su cui un’azienda insiste non è solo un complesso di dati geografici, ma anche umani e sociali. Le stesse persone che nell’azienda lavorano sono, nella maggior parte dei casi, anche gli abitanti del territorio su cui essa opera. Ecco perché l’ascolto diventa fondante e perché produce vantaggi per tutti gli attori coinvolti (guarda un nostro video di qualche tempo fa che parlava proprio questo).

Innanzitutto il percorso di crescita dell’azienda non può prescindere dalla conoscenza profonda delle caratteristiche del proprio territorio. In secondo luogo l’azienda che si pone in ascolto e in relazione viene riconosciuta, dalla sua comunità, come un interlocutore affidabile, aperto, disponibile. Se ben governato questo processo può posizionare l’azienda come un interlocutore imprescindibile nello stabilire le politiche di governo e sviluppo del territorio e far sì che ne diventi essa stessa attore e motore attivo.

In secondo luogo questo posizionamento (se ben governato) attrae all’azienda i migliori talenti del territorio: molte ricerche in questo senso giustificano questa considerazione. Un luogo di lavoro aperto, in cui è tangibile la disponibilità a far parte di un progetto, in cui sentirsi valorizzati, è un luogo preferibile ad altri.

Il secondo termine di questa complessa equazione che è la relazione (nel caso di un’azienda) è proprio il territorio, la comunità. Che vantaggio ne ricava una comunità dal confronto con una realtà economica presente sul suo territorio?

Innanzitutto benessere materiale: un’economia indotta che si traduce in posti di lavoro, welfare aziendale, investimenti sul territorio.  In secondo luogo la possibilità di orientare (attraverso il dialogo e la relazione) le decisioni dell’azienda contribuendo a “costruire” un territorio più a misura della sua comunità: non è infatti detto che ogni intervento aziendale sia peggiorativo di una realtà locale, anzi.  L’investimento che un polo produttivo fa sul suo territorio (se suffragato e motivato da un ascolto attento dei bisogni della comunità) può tradursi in un arricchimento, in una risposta (anche parziale) ai bisogni della comunità stessa.

Ciò che è molto chiaro a chi si occupa di relazioni pubbliche e comunicazione è, appunto, che non può esserci un’azione priva di attriti e resistenza (che sono un minus economico, è utile ricordarlo) senza un preventivo ascolto. Senza aver concordato i confini di questa azione, senza aver valutato attentamente le sue conseguenze.

La “convenienza” di politiche di sostenibilità e vicinanza e di investimento responsabile sono ormai una realtà consolidata e confermata dai dati di mercato, come dimostra una recente analisi AIAF – Associazione Italiana Analisti Finanziari – sempre più investitori fanno attenzione all’ ”impronta” che le aziende lasciano sui propri territori, arrivando a preferire quelle che ne lasciano una piccola dal punto di vista ambientale, ma profonda nell’innovazione sociale.

Professioni e strumenti per ascoltare la contemporaneità

Il mancato ascolto, ancora, ingenera in fenomeni di opposizione e di conflittualità. Ecco che la nostra contemporaneità disegna ruoli professionali sempre più specializzati e necessari (facilitatori, coach, mediatori ambientali) e manifesta la necessità di mettere a punto strumenti di pronto utilizzo per rendere il dialogo fattivo ed efficace. Lasciando ai singoli attori della relazione però il compito più difficile: ascoltare.