Leon Kaye 

Di solito, il tema della corporate responsibility evoca visioni di volontariato, investimenti nell’energia pulita, trasparenza di filiera e così via: programmi ritenuti importanti dalle imprese per dimostrare il loro status da buoni cittadini e i loro sforzi per contribuire alla comunità locale.

Ma le imprese possono anche far leva sui propri punti di forza e sulle specifiche competenze per migliorare la vita quotidiana delle persone e delle comunità dove vivono.

Mira a proprio a questo obiettivo un programma congiunto annunciato in questi giorni da 15 aziende operanti nei settori della tecnologia e dei trasporti, per sviluppare strategie che garantiscano la vivibilità delle città per decenni a venire.

Shared Mobility Principles for Livable Cities – principi di mobilità condivisa per città vivibili – è un programma a 10 punti che, in ultima analisi, dà la precedenza alle persone rispetto ai veicoli. Tra gli aderenti vi sono gli specialisti del ridesharing Uber e Lyft, aziende del bicycle sharing come Mobike & LimeBike; e imprese tecnologiche come Citymapper e Via.

Tra gli Ong che hanno contribuito alla definizione dei principi della coalizione figurano The World Resources Institute, Natural Resources Defense Council, ed Rocky Mountain Institute. Gli obiettivi di lungo termine del programma sono, tra gli altri, la transizione verso un futuro senza emissioni; tariffe eque e convenienti per l’accesso alle reti di trasporto; massima efficienza nell’utilizzo di veicoli, strade e terreno.

I principali costruttori di automobili, invece, non fanno parte del gruppo, o almeno non per il momento. È un’omissione curiosa questa, visto che la maggior parte di tali produttori, tra cui Ford, stanno guardando verso un futuro dove il principio fondamentale del trasporto si basa non sulla proprietà individuale, su un servizio condiviso. La collaborazione tra queste imprese, oltre alle loro competenze, sarà necessaria perché le aree urbane del mondo continuino ad essere luoghi vivibili.

I prossimi anni vedranno una crescente urbanizzazione e conseguentemente un bisogno disperato di sistemi di trasporto intelligenti. Oggi, più della metà della popolazione del mondo vive in aree urbane; secondo le Nazioni Unite, la quota salirà a due terzi dei cittadini del mondo entro il 2050. Vale a dire, altre 2,5 miliardi di persone confluiranno verso le città, città che per la maggiore parte sono già alle prese con ingorghi e infrastrutture scricchiolanti. La sola India avrà altre 404 milioni di abitanti urbani entro il 2050.

Mentre il concetto delle “smart city” è un mantra per chi considera la tecnologia come la chiave per migliorare gli spostamenti delle persone e la consegna dei servizi nelle aree urbane, tradurre tali ideali in realtà è una grossa sfida. I sistemi di trasporto nord americani, dal sistema BART  della Bay Area nel nord California alla rete MARTA di Atlanta, non sono stati immuni da problemi. Nel frattempo, la popolarità del ridesharing ha spesso aggravato il traffico in molte città – come saprà chiunque abbia utilizzato un servizio Lyft o Uber da $4 a San Francisco. E generalmente, queste aziende, come anche Didi in Cina, non hanno ancora generato utili per i propri soci.

La sfida, ovunque, deriva dal fatto che molte città sono ancora appesantite da infrastrutture che risalgono all’Ottocento mentre i cittadini pretendono servizi adatti all’economia del 2000. Garantire l’integrazione tra le bici, le ferrovie, le automobili private, le app di ridesharing e persino i marciapiedi richiede uno sforzo collaborativo tra le autorità municipali, il settore privato e gli Ong per far sì che le metropoli del futuro continuino ad essere luoghi appassionanti in cui vivere, lavorare e oziare.

La nuova alleanza crede di poter realizzare tale integrazione. Ad esempio il co-fondatore di Zipcar, Robin Chase, ha contribuito alla definizione dell’agenda. Zipcar, un servizio di car-sharing attivo da 18 anni, è stata la prima impresa a stimolare un ripensamento del concetto della proprietà degli automobili. Anche se ha avuto qualche difficoltà negli ultimi anni a causa dei servizi di ridesharing, Zipcar vede bene il proprio futuro se le città diventeranno luoghi pensati per le persone anziché per le automobili.

“Come leader di tendenza nel settore della mobilità condivisa, è naturale che Zipcar sostenga questi principi – afferma Justin Holmes, responsabile comunicazione di Zipcar, in una email al nostro giornale. Crediamo che tramite quest’alleanza saremo in una posizione ottimale per realizzare il nostro obiettivo comune di mobilità condivisa, autonoma, sostenibile ed equa per tutti quanti”.

Fonte: Triple Pundit