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Il diffusissimo olio vegetale si ottiene da piante ed è quindi compatibile con la dieta vegana, ma la sua produzione ha effetti negativi sulle foreste pluviali e sulla biodiversità

Oliver Balch

In termini di marketing, uno slogan come quello di  NotFrom.com è decisamente ambizioso. I ripiani virtuali del nuovo supermercato vegano online offrono fila dopo fila di prodotti “animal and planet cruelty free”, vale a dire ottenuti senza nuocere agli animali e al pianeta.

Tuttavia, le cose non sono così semplici. Certo, tutti i prodotti si ottengono da piante e non contengono ingredienti derivati da animali; ciò premesso, però, il confine tra quello che nuoce o non nuoce al pianeta non è così chiaro.

L’olio di palma è un ingrediente che lascia perplessi Dana Levy e Peter Birrell, i fondatori di NotFrom.com, i quali ammettano che non è così facile trovare prodotti che siano eco-compatibili al 100{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}.

“All’interno della comunità dei vegani – spiega Levy – è in corso un dibattito dal momento che la gente dice che non comprerà più prodotti ottenuti da animali, e poi sceglie prodotti che contengono l’olio di palma, ed è un paradosso [perché] in un certo senso contribuiscono alla distruzione delle foreste pluviali dove vivono orang-utan e altri animali”.

“Se provassimo a procurare prodotti perfetti – aggiunge Birrell – probabilmente non avremo più di 20 articoli su NotFrom.com,” i cui filtri per gli acquirenti includono un filtro “no palm”.

Cruelty-free?

L’ingrediente che più di ogni altro mette in risalto il dilemma dell’eco-sostenibilità è l’olio di palma. Usato in una vasta gamma di prodotti dalla margarina al gelato, questo diffusissimo olio vegetale è naturale e ottenuto dal piante, ma, allo stesso tempo, è collegato con la  distruzione di ampie zone delle foreste pluviali.

L’inclusione dell’olio di palma in una dieta cruelty-free non è “una questione semplice” ammette Sam Calvert, portavoce di Vegan Society. Eppure, si classifica come prodotto vegano per le finalità dell’etichettatura.

La sua inclusione non è insignificante. Negli ultimi 4 anni, il numero di prodotti vegani introdotti nel Regno Unito si è quasi triplicato, e secondo la  società di studi di mercato Mintel, tra i nuovi brand alimentari, quasi tra uno su 10 espone un claim vegano

Alcuni brand vegani hanno scelto la strada zero olio di palma. Il produttore di gelati Booja-Booja, ad esempio, lo ha scartato come emulsionante, sostituendolo con lo sciroppo di agave o di cocco.

“A nostro avviso l’olio di palma non è necessario, né lo sono tanti altri extra che si trovano in altri gelati, e noi non lo impieghiamo” – dice Louise Collins, coordinatrice marketing di Booja-Booja, certificato come produttore vegano.

Altri produttori continuano a usare l’olio di palma, ma solo se proviene da fattorie con la certificazione di sostenibilità. Due brand rinomati che si stanno posizionando nel mercato vegano, sono la catena di sandwich Pret a Manger e il colosso Unilever. Entrambi affermano di usare olio di palma sostenibile il più possibile.

Faith in Nature adotta una posizione simile. In più di 100 tonnellate di ingredienti, il brand Usa di cosmetici vegani ha eliminato del tutto l’olio di palma o lo ha sostituito con un olio di palma con la certificazione di sostenibilità.

Ma non sempre un certificato di sostenibilità rappresenta una garanzia di produzione senza impatti ambientali negativi nella produzione. L’anno scorso, l’ente di sostenibilità del settore, il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), ha sospeso la certificazione  del produttore di olio di palma malese IOI a seguito di accuse di deforestazione. E un altro aderente RSPO è sotto indagine, per presunta deforestazione in Papua, Indonesia.

Nessuna soluzione è perfetta

Per l’olio di palma, come per altri olii vegetali, non esiste una soluzione perfetta. Qualsiasi commodity agricolo prodotto in serie, per quanto sostenibile sia la produzione, avrà qualche impatto negativo sul mondo naturale.

Ciò è ben presente a Jonathan Petrides, co-fondatore di AllPlants, un fornitore di servizi di consegna di alimenti vegani, che ha eliminato l’olio di palma dal 90{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} dei propri prodotti.

Petrides non vede di buon occhio la produzione di olio di palma senza controlli, né è del tutto convinto che l’olio di palma certificato sia così sostenibile come dice l’industria, ma, allo stesso tempo, ha anche dei dubbi riguardo alle conseguenze di una situazione con zero olio di palma.

“L’olio di palma è visto quasi come il diavolo – dice – e mentre ammiro molto le persone che lottano per i diritti delle foreste pluviali, non illudiamoci pensando che le altre piante che usiamo non abbiano impatti sui loro habitat”.

A suo avviso, la palma sarebbe addirittura meglio di altre fonti di olii vegetali, come il girasole, la soia o la colza, che rendono meno rispetto alla palma e quindi, a parità di volume di olio, richiedono l’utilizzo di più terreno.

“Il tempo è maturo per un dibattito pubblico più ampio sugli effetti sul pianeta delle moderne metodologie di produzione degli alimenti”, afferma Emma Keller del WWF. “E l’inclusione o meno dell’olio di palma nella dieta vegana ne potrebbe essere il tema di partenza”, aggiunge.

“C’è spazio per i principali brand vegani di rinunciare all’olio di palma, ma non a costo semplicemente di creare un nuovo boom di olio vegetale, come l’olio di cocco – dice Keller. Credo quindi che abbiano una grande opportunità per avviare una conversazione e spostare l’opinione pubblica, non solo per quanto riguarda l’olio di palma, ma anche su altri olii vegetali”.

Concordano anche i fondatori di NotFrom.com. I grandi produttori investiranno in modo serio in olii alternativi non derivanti dapiante, come gli olii ottenuti dalle alghe, solo quando i consumatori li chiederanno. E questo i consumatori lo faranno solo quando ci sarà maggiore consapevolezza pubblica.

“L’assenza di consapevolezza e azione tra i consumatori ci lascia alla mercé della grande industria alimentare – dice Birrell – la quale si è dimostrata impietosamente insensibile allo stato del pianeta”.

 

FONTE: https://www.theguardian.com/sustainable-business/2017/sep/05/vegans-palm-oil-plant-based-diet-cruelty-free