Era il 1736 quando la Repubblica Serenissima di Venezia concesse l’autorizzazione a trasformare un mulino di Rossano Veneto in uno stabilimento per la produzione di carta.

La famiglia Favini entrerà in campo nel 1906 acquistando lo stabilimento di Rossano Veneto.

Ma sarà poi nel 1991 che, su richiesta del Magistrato delle Acque di Venezia, Favini darà inizio ad un percorso di sostenibilità che continua ancora oggi. Erano i giorni in cui le alghe e le mucillaggini infestavano la laguna e le coste dell’Adriatico da Venezia al Conero.

Le presenza degli infestanti era causata principalmente dalla forte presenza di inquinanti derivanti dall’agricoltura nelle acque della laguna. Le autorità dragarono la laguna e si ritrovarono con decine di tonnellate di alghe da gestire e da stoccare in discarica. Fu quindi chiesto ad alcune aziende di vari settori di provare ad ipotizzare un utilizzo industriale delle alghe.

Favini, brevettando un sistema di essiccazione e micronizzazione delle alghe, riuscì a produrre la prima Carta Alga, una carta con caratteristiche di lavorazione e stampabilità del tutto assimilabili alle normali carte di cellulosa da albero, ma che a differenza di queste ne contiene dal 5{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}  al 25{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} in meno. Calcolando che l’azienda negli ultimi vent’anni ha venduto circa 15mila tonnellate di carta è facile capire che gli alberi salvati sono stati migliaia.

Cosa cambiò col tempo?

«Negli anni crebbe senza dubbio la consapevolezza dei consumatori verso la sostenibilità. Dall’Alga Carta arrivammo quindi al Crush, una carta prodotta con scarti di produzione del comparto agro alimentare: dal pergamino del caffè, alla buccia di mandorla, alla sansa deoleata di oliva alla buccia di arancia. Anche in questi casi la carta presentava caratteristiche di stampabilità e funzionalità del tutto simili alla carta normale, ma come per Alga Carta il consumo di cellulosa di albero era ridotto significativamente. La richiesta di questo tipo di prodotto da parte della GDO aumentò molto, segno che anche i consumatori avevano acquisito maggiore consapevolezza e sensibilità sulla sostenibilità».

Ed arriviamo infine alla nuova linea: Remake.

«In questo caso lo stimolo ci arrivò dal mondo della moda. I grandi marchi, ci chiesero una carta, per i loro packaging, che fosse maggiormente in linea con la loro filiera. Per questo iniziammo a sperimentare la produzione di un tipo di carta sviluppata sugli scarti di filiera della moda. Remake nasce dalle fibre di collagene del cuoio. Un materiale straordinario. Noi operiamo una selezione all’origine, selezionando esclusivamente cuoio conciato in modo vegetale e di origine italiana. In questo modo escludiamo la presenza di cromo nella nostra carta, un contaminante pericoloso per la salute».

Che usi si fanno di questa carta?

«Come per le nostre precedenti linee la carta presenta caratteristiche simili a quella da cellulosa da albero. Il 25{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} di fibre di cuoio che aggiungiamo all’impasto dà una carta più leggera e voluminosa. Questo consente un risparmio notevole sulla grammatura e sul peso della carta stessa. In sostanza usiamo meno alberi, e riusiamo creativamente (up-cycling) sottoprodotti di altre filiere industriali».