Senay Boztas

L’anno scorso, la start-up di Ilana Taub ha evitato che 50 tonnellate di mele, banane, mirtilli e lamponi venissero mandate in discarica, utilizzando la frutta per fare merendine. Ma tutti ponevano la stessa domanda alla fondatrice di Snact: “Perché vendete le merendine in sacchetti di plastica?”.

La società londinese ha trovato una soluzione. In collaborazione con Tipa, un’azienda israeliana del settore degli imballaggi, Snact ha introdotto imballi biodegradabili, compostabili in sei mesi. “Abbiamo trovato un modo di smaltimento che non nuoce all’ambiente”, dice Taub.

Ogni anno, almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari; entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci nel mare. “E’ pazzesco pensare a come la plastica ha invaso la nostra vita”, dice Taub. “E’ semplice e sicura per il cibo, ma non è sostenibile. Dobbiamo cercare delle alternative”.

Le alternative sostenibili si sono rivelate controverse.
Qualche mese fa, lo scienziato capo dell’Onu, Jacqueline McGlade, ha definito la plastica biodegradabile “ben intenzionata ma sbagliata” poiché quella che finisce in mare non trova le condizioni giuste per scomporsi.
Altre plastiche, come le cosiddette ossi-degradabili, si scompongono in microplastiche altamente dannose anche esse se finiscono in mare.

Oggi una nuova generazione di produttori di plastica sta affrontando la crisi globale dei rifiuti di plastica, sviluppando materiali che si possono compostare in ambiente domestico.
Oltre agli incartamenti per Snact, Tipa produce sacchetti a chiusura zip, venduti negli Usa, che richiedono solo 3 mesi per scomporsi del tutto, oltre a imballaggi utilizzabili per qualsiasi prodotto, dalle t-shirt alle carote. In questo periodo, Tipa sta effettuando prove per alcuni produttori britannici.

Un elemento importante che ostacola la diffusione della plastica compostabile è il costo.
“Costa più della plastica tradizionale, quindi si tende ad usarla nei casi in cui si abbina all’etica del prodotto – deluxe, sostenibile o biologico”, dice Andy Sweetman, responsabile marketing della società Futamura UK che produce NatureFlex, un materiale compostabile in ambiente domestico.
Poi c’è la questione della comunicazione al consumatore. Gli imballaggi Snact non lasciano spazio al dubbio con il messaggio “questo sacchetto è compostabile!”, ma non tutte le imprese lo chiariscono così bene.
Secondo Sweetman, sono centinaia le imprese che usano gli imballaggi Futamura compostabili in ambiente domestico, come Nestlé UK per impacchettare le caramelle Quality Street, ma non tutte promuovano le credenziali ambientali delle confezioni.

Oltre alla plastica compostabile, i produttori e gli scienziati stanno studiando altre soluzioni.
Al Dipartimento per l’Agricoltura degli Usa (USDA), i ricercatori hanno svelato il prototipo di una pellicola plastica commestibile, creata dalle proteine del latte, che proteggono gli alimenti contro l’ossigeno. Laetitia Bonnaillie, un’ingegnere chimico USDA, dice che in futuro, il prodotto – attualmente in attesa di brevetto – potrebbe contenere gusti o micronutrienti. Dopo l’annuncio ad agosto, tre imprese hanno già contattato Bonnaillie per eventuali prove industriali.
Le aziende vogliono muoversi velocemente […] anche se la nostra esperienza insegna che ci vuole più tempo”, dice Bonnaillie.

In ultima analisi, lo sviluppo di nuove materiali non è l’unico modo per combattere i rifiuti da imballaggio, osserva Rob Opsomer, responsabile della nuova campagna per contenere la plastica della Ellen MacArthur Foundation. “Il passaggio verso nuovi materiali che consentono il riciclaggio o il compostaggio è una delle strategie possibili per ridisegnare l’utilizzo degli imballaggi”.

Anche se un imballo è biodegradabile, dobbiamo comunque evitare la cattiva gestione o di dare mano libera a chi butta i rifiuti per terra, dice Jenna Jambeck, professore associato di ingegneria ambientale dell’Università della Georgia: “Vogliamo mantenere tutti i materiali in un sistema circolare di gestione per catturare e riutilizzare le risorse che contengono”.

 

Fonte: https://www.theguardian.com/sustainable-business/2016/oct/26/plastics-food-packaging-microplastics-waste-ocean-pollution-compost-snact-tipa-nestle-usda