Il mondo del lavoro (sia nel manifatturiero che in altri ambiti) sta integrando progressivamente la tecnologia nei suoi processi. È opinione comune di alcune ricerche (non ultima quella di McKinsey “A future that works”) che entro i prossimi 30 anni quasi la metà delle attività lavorative verrà in parte automatizzata. Che cosa accadrà dunque a quelle attività lavorative sostituite dalla tecnologia? Come preservare competenze e lavoro? Noi crediamo che la competizione contro l’ingresso della robotica nel mondo del lavoro non sia utile e che tale processo di progressiva robotizzazione sia per certi versi inarrestabile. Non sarebbe quindi più vantaggioso per le imprese e le istituzioni trovare gli strumenti per governarlo?

Una delle strade che le imprese possono intraprendere per governare il processo, a tutto vantaggio dei propri collaboratori, è appunto quella della formazione. È la strada intrapresa da Universal Robots, leader mondiale nella produzione di robot collaborativi. Al centro del posizionamento dell’azienda di Odense (Danimarca) vi è il concetto di industria 5.0, ovvero uno scenario in cui l’uomo torna fulcro dei processi produttivi, non più alienato dai suoi compiti da una macchina di cui a stento capisce il funzionamento, ma parte attiva di essi attraverso l’utilizzo di uno strumento intelligente (e collaborativo) come un cobot. Ecco quindi che fornire la formazione necessaria per interagire con efficacia con uno strumento tecnologico, è a tutti gli effetti un tema di CSR perché riguarda prima di tutto le persone e il loro lavoro.

L’Academy, la piattaforma di formazione online di Universal Robots, nata per rendere l’integrazione dei robot negli ambienti di lavoro sempre più semplice e veloce, è uno strumento che assolve anche a compiti di responsabilità sociale, poiché qualifica il lavoro delle persone chiamate a interagire con i robot fornendo loro gli strumenti (nella concezione di UR almeno è così) per tornare al centro del proprio lavoro.

La scorsa settimana abbiamo quindi deciso di cimentarci in un esperimento ad alto contenuto tecnologico. Abbiamo voluto testare l’Academy di Universal Robots.

Universal Robots promette di riuscire a trasmettere le conoscenze di base nella programmazione dei cobot attraverso la sua piattaforma online in meno di 90 minuti ed ha fatto della semplicità di programmazione uno dei pilastri della sua definizione di robotica collaborativa. Abbiamo voluto verificare se davvero è così semplice imparare a programmare operazioni di base e lo abbiamo fatto perché siamo convinti che la formazione, in mano alle aziende, sia un potente strumento di CSR (che è il campo in cui come comunicatori ci muoviamo primariamente).

“Robottari” per 90 minuti: i contenuti dell’Academy. Ecco le nostre impressioni

L’Academy è un percorso online, composto di 9 moduli che affrontano l’ABC della programmazione di un cobot in meno di 90 minuti. Per accedervi è sufficiente registrarsi sulla piattaforma, disponendo di un pc connesso a internet.

È disponibile in 7 lingue: inglese, spagnolo, tedesco, francese, cinese, giapponese e coreano. Ad oggi sono oltre 28mila gli utenti attivi nella formazione, provenienti da oltre 130 paesi nel mondo.

La caratteristica che la rende davvero efficace è l’alto tasso di interattività, che è in grado di assicurare un livello di attenzione elevato e un apprendimento rapido ed efficace. Inoltre durante i moduli si interagisce direttamente con l’interfaccia di programmazione (in questo assomiglia moltissimo a un simulatore molto evoluto). In sostanza quando si avrà di fronte il robot vero e proprio, non si rimarrà sorpresi.

Alla fine di ogni modulo vengono verificate, attraverso test teorici e prove pratiche, le competenze acquisite: un punto fondamentale per restituire continuamente all’utente in formazione un andamento dei suoi progressi.

Il corso non affronta solo la generalità della programmazione di un cobot UR, ma offre esempi pratici molto concreti, di programmazione in ambiti e applicazioni davvero molto comuni nella produzione industriale. Ne è un esempio la simulazione di programmazione di operazioni come il pick&place (lo spostamento di un oggetto da una posizione a un’altra della catena produttiva) o la pallettizzazione.

Alla fine del corso non si diventa ovviamente dei “robottari d’assalto”, ma si acquisisce una competenza di base utilissima per interagire con i cobot e cominciare a sfruttarne il potenziale.

Per ulteriori dettagli sul test condotto sull’Academy di UR, vi rimandiamo a questo post pubblicato sul blog ufficiale dell’azienda danese.