Anche il mondo della birra si incammina sulla strada della sostenibilità. Ed alcune notizie, sorprendentemente positive, arrivano dal Belpaese, dimostrando ancora una volta che l’attenzione degli italiani verso il tema della sostenibilità e dell’ambiente cresce ogni giorno.

Via con il primo sorso.

Arriva da Sasso Pirano, frazione di Castelnuovo Val di Cecina, la prima birra al mondo prodotta da un birrificio alimentato in maniera totalmente geotermica. Gli impianti di riscaldamento dell’acqua e ammostamento sono infatti alimentati dal vapore geotermico della vicina centrale Enel Green. Tramite uno scambiatore di calore si ottiene tutta l’energia necessaria alle varie fasi del processo di produzione, comprese quelle di lavaggio e sanificazione dell’impianto. (fonte: La Nazione)

Dai 28 ettari di orzo e luppolo biologici coltivati ad Ostiglia ed impiantati su iniziativa dell’ex top manager Enzo Agazzani, arriverà (sono in attesa delle ultime certificazioni ed autorizzazioni) la birra Agazzani. Afferma il manager: «Ho fatto analizzare tante birre che si trovano sul mercato, comprese quelle cosiddette “artigianali”. In tutte ci sono residui di erbicidi, pesticidi, sostanze nocive per la salute. Invece la birra è una sorta di “pane liquido” dalle proprietà straordinarie. Ma per preservarle la mia sarà tutta a chilometro zero».  La salubrità del prodotto è certificata dal CERB, Centro Eccellenza Ricerca Birra. (fonte: Gazzetta di Mantova).

Nella golosa Bologna invece, al fresco dei portici che disegnano il centro storico, si potrà gustare la Cerqua, prodotta nel brewery pub omonimo. Una capacità produttiva di 1500 litri al mese, 4 differenti tipologie e, soprattutto, la prima birra d’asporto italiana. Servita solo alla spina, per abbattere spese e inquinamento relativo a packaging e trasporto, potrà venir imbottigliata nelle bottiglie che ci portiamo dietro. Prodotta in loco ed infustata in contenitori totalmente riciclabili, darà vita anche ad un’interessante esperimento di economia circolare: dal malto esausto risultante dalla lavorazione verrà prodotta una focaccia lievitata con pasta madre e servita ai clienti del pub. Persino gli arredi del pub rispettano la regola aurea delle 3 R: Reduce, Reuse, Recycle.(fonte: Corriere di Bologna).

 

La birra degli altri

A Portland, USA, il Migration Brewing Company abbatte del 50{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} le sue emissioni di gas serra grazie a prodotti a km zero che riducono spese di trasporto e inquinanti. Hanno installato un sistema di riscaldamento acqua a basso consumo ed alta efficienza. Per comprendere esattamente quante emissioni di CO2 venivano generate dalla produzione delle rosse tradizionali, la consulente Molly Hatfield del Centro di Ricerche sulla Sostenibilità Hatfield ha realizzato quella che viene chiamata valutazione del ciclo di vita.

Ha calcolato le emissioni di anidride carbonica generate nel corso della “vita” della birra: ha incluso la crescita (coltivazione) degli ingredienti, il trasporto alla birreria, la produzione della birra, il packaging e la distribuzione ai consumatori.

Si è così scoperto che la produzione di un barilotto di Migration’s Blood, Sweat e Red crea circa 56 kg di biossido di carbonio, l’equivalente di un’automobile media che viaggi per oltre 200 chilometri. Una pinta equivale a guidare, nella produzione di CO2, per poco più di un chilometro e mezzo su un’utilitaria.

L’80 per cento delle emissioni di anidride carbonica derivanti dalla birra proviene dal processo produttivo, in gran parte dall’uso di energia. Circa il 15 per cento, invece, deriva dalle operazioni che servono per far crescere le materie prime e trasportarle.

Ben venga quindi il nuovo sistema di produzione della Migration che riduce le emissioni del 50{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}. (fonte: Ambiente Bio)

 

Heineken, uno dei giganti mondiali della bevanda luppolata, che solo in Italia produce oltre 5 milioni di ettolitri nei suoi 4 stabilimenti, dando lavoro ad oltre 2mila persone, ha presentato il suo bilancio di stabilità: consumo di acqua ridotto del 15{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}, energia da pannelli fotovoltaici (oltre 8136, per una superficie pari a 4 campi da calcio) su 2 dei 4 stabilimenti. Ha inoltre privilegiato l’utilizzo della rotaia per i trasporti: nel 2012 il 30{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} delle bionde ha viaggiato su ferro. (fonte: Lifegate)

 

Il ResponsiBEERty 2016 di Carlsberg 2016 si pone invece 4 traguardi per il 2030: abbattere a zero lo spreco di acqua, a zero le emissioni e lo spreco di energia, a zero gli incidenti sul lavoro ed il consumo non responsabile di alcolici. E già da quest’anno Carlsberg intende servirsi di fonti energetiche al 100{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} rinnovabili. Mentre Carlsberg Italia ha ridotto il consumo di acqua del 18{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} nel 2016. Inoltre, reintroducendo il pet, più leggero e sostenibile dell’acciaio, Carlsberg ha evitato l’immissione di 11 milioni di chilogrammi di Co2.

(Fonte: Lifegate)