Cosa hanno in comune il nuovo termovalorizzatore di Copenhagen e Quayside, la nuova sede smart di Google a Toronto? Un’idea della sostenibilità che non è micragnosa, nè afflitta (esclusivamente) dal morbo della riduzione a tutti i costi. Ridurre i consumi è fondamentale, intendiamoci, per ridurre al contempo impronta carbonica e impatto delle attività umane sul pianeta. Ma dalle due città viene un’idea che è in controtendenza e ci dice che per essere sostenibili è prima di tutto necessario fare le cose in maniera diversa. In maniera accurata, ma pensando in grande.

La piramide di Copenhagen

Prendiamo la capitale danese. Il nuovo termovalorizzatore sorgerà al centro della città (avete letto bene). Un progetto che in Italia avrebbe scontato un’opposizione strenua è invece stato accolto quasi pacificamente dai danesi. Perché? Perché sono stati investiti nel progetto le più avanzate conoscenze disponibili in termini di impatto e sicurezza ambientale, perché il termovalorizzatore brucia biomasse, pellet e tutti i rifiuti solidi urbani della città, perché alimenta la rete di teleriscaldamento, perché è un tassello fondamentale del progetto di pareggio carbonico al 2015 della città Copenhagen (tanta CO2 prodotta da fonti fossili, tanta energia prodotta da fonti rinnovabili). Non guasta infine che sia molto lontano dall’estetica classica dei termovalorizzatori, ma ricordi una mezza piramide. La ciliegina sulla torta è la pista di sci installata sul tetto che sfrutta tutta la pendenza del tetto della costruzione.

Quindi una struttura di grande impatto, immediatamente riconoscibile, difficilmente camuffabile, eppure funzionale. Una costruzione coraggiosa, che non nasconde il problema sotto il tappeto (o sottoterra, parlando di rifiuti) ma lo affronta con chiarezza e davanti agli occhi di tutti. Tra l’altro dando concretezza al diffuso detto che i vede i rifiuti come vero e proprio oro.

La nuova architettura con radici profonde

Passiamo invece adesso al nuovo HQ Google. Un complesso moderno e sostenibile che ha la forma di un innovativo quartiere pubblico-privato e prevede uno sviluppo che supera i tre milioni di mq fra spazi pubblici e torri residenziali multipiano. Torri alte anche più di 8 piani. Anche in questo caso la via della sostenibilità non è stata percorsa abbassando la testa, ma alzandola e osando. L’elemento portante di tutto il complesso è il legno canadese. Un legno sostenibile, a crescita rapida e dalle caratteristiche fisiche adatte, in campo edile, a sostituire del tutto acciaio e calcestruzzo. Torri di legno.

Due esempi di architettura coraggiosa e sostenibile, che dimostrano ancora una volta come sostenibilità non sia sinonimo di arresto della crescita, di rimpicciolimento e paura, bensì di un modo diverso di progettare e pensare la nostra permanenza sul pianeta. A testa alta.