In principio era il mattoncino senza tubi all’interno della cavità. Si impilava bene, per la gioia dei piccoli bambini che ci giocavano, ma crollava miseramente alla prima scossa leggera. Ole Kirk Kristiansen e il suo team alla Automatic Binding Bricks (poi diventata LEGO) lavorarono alla soluzione di questo problema fino al 1958 quando, con un geniale quanto semplice espediente, ottennero la stabilità voluta inserendo dei tubi cavi all’interno del mattoncino e aumentando il suo potere di incastro. LEGO è sinonimo di creatività ed è un gioco che, al di là dei modelli forniti e delle istruzioni che guidano l’utente, si fonda sulle miriadi di possibilità di assemblaggio che offre. Per darne un’idea è sufficiente pensare che 6 mattoncini 2×4 possono essere combinati in 915 milioni di modi possibili.

Oltre all’indiscusso impegno profuso nel garantire qualità e sicurezza dei suoi prodotti (due mattoncini LEGO prodotti a sessant’anni di distanza si incastrano perfettamente ancora oggi) l’azienda danese ha nell’ultimo periodo dato una svolta green alla sua produzione. Green in senso stretto: tutti gli elementi botanici compresi negli ormai sempre più ricchi e realistici kit di montaggio, sono oggi realizzati con un polietilene di origine vegetale ottenuto dalla lavorazione, certificata Bonsucro quindi da coltivazioni gestite responsabilmente, della canna da zucchero.

Annunciata a marzo 2018  la svolta sostenibile si è concretizzata a fine settembre con l’immissione sul mercato dei primi mattoncini prodotti con questo polietilene a base di zucchero.

Entro il 2030 LEGO intende produrre tutti i formati in bioplastica attraverso l’impiego di fonti di energia rinnovabili per produrre pezzi e packaging. L’azienda dei mattoncini colorati ha annunciato di puntare entro la stessa data a raggiungere l’ambizioso traguardo “rifiuti zero”.

Sostenibilità al centro

LEGO non è certo la prima grande azienda che imprime una svolta ecologica alla sua produzione, né che riserva un’attenzione approfondita alla sua catena di fornitura.  Quello che rende la sue esperienza per certi versi interessante ed emblematica attiene al concetto di centralità. E’ infatti partendo dal centro che LEGO ha affrontato di petto il tema della sostenibilità utilizzando una materia prima sostenibile ed ecologica per produrre il fulcro del suo business: i mattoncini.

Per questo l’esperienza si rivela interessante. La sostenibilità nel caso di LEGO non è stata relegata nella periferia povera dell’impero, in qualche oscura e segregata divisione marketing o comunicazione, ma direttamente nella produzione e sviluppo, dimostrando che la sostenibilità può essere davvero il centro dell’azione e della produzione di un’azienda, che può sintetizzare un allineamento perfetto fra intenzione e prodotto.

Inoltre l’approccio sostenibile è inserito all’interno di una strategia di crescita e rimodulazione più ampia e complessiva. Il piano LEGO include infatti l’abbattimento dell’impronta carbonica  (con l’adozione di fonti rinnovabili per la produzione di energia), la riduzione della produzione di rifiuti, la partnership stretta con enti terzi (certificatori  come Bonsucro), ma anche WWF e BFA – Bioplastic Feedstock Alliance, per sostenere la domanda e garantire la produzione di bioplastica.

Ma non basta. LEGO ha anche adottato un approccio “educativo”, veicolando la tematica della sostenibilità anche attraverso i suoi stessi kit di montaggio. La Turbina a Vento (826 pezzi interamente in bioplastica da canna da zucchero) ne è un esempio.

Tim Brooks, Vice President e responsabile ambiente di Lego Group ha commentato a proposito della turbina: «Ci impegniamo attivamente a minimizzare il nostro impatto sull’ambiente e sul clima e a utilizzare materiali sostenibili nei prodotti e negli imballaggi. Questa turbina eolica celebra i nostri primi passi per dare vita a queste ambizioni e speriamo che ispirerà i piccoli costruttori a conoscere le energie rinnovabili».

Fonte: Eureka – settembre/ottobre 2018