Il grafene, materiale costituito da uno strato monoatomico di atomi di carbonio (avente cioè uno spessore equivalente alle dimensioni di un solo atomo) e con la resistenza meccanica del diamante e la flessibilità della plastica, si può produrre con l’olio esausto.

È quanto è stato scoperto da un pool di ricercatori australiani della Commonwealth Scientific And Industrial Research Organization. Il procedimento, chiamato GraphAir è piuttosto semplice: l’olio di soia viene riscaldato in un forno tubolare per una mezz’ora, cioè fino a quando non si decompone in piccoli blocchi di carbonio, e poi raffreddato velocemente su un foglio di nichel. In questo modo i blocchi di carbonio si ricompongono in rettangoli di grafene sottilissimi. Il processo abbatte di molto il costo di produzione del materiale ed è anche una soluzione sostenibile per riciclare oli esausti.

Ed anche se al momento il processo porta alla produzione di una lamina di grafene della grandezza di una carta di credito, quindi non adatta ad usi commerciali ed industriali, gli sviluppi futuri sono assai incoraggianti.

Il grafene mostra delle ottime caratteristiche come conduttore, ed è oggetto di intensi programmi di studio al fine di utilizzarlo per la realizzazione di sistemi a semiconduttori.

Trova massiccio impiego nella progettazione e costruzione di transistor di ultima generazione e nella produzione di nanocompositi polimerici, ottenuti incorporando grafene (come nano-carica) nella matrice polimerica di base.

Il silicene invece, allotropo bidimensionale del silicio con una struttura esagonale simile a quella del grafene, è più recente e la sua esistenza come materiale è stata definitivamente dimostrata da un team di fisici dell’Università Tor Vergata di Roma, che è riuscito a sintetizzarlo depositando in condizioni di ultra vuoto monostrati di silicio su superfici di grafite cristallina ed evitando ogni possibile lega con il substrato.

Queste nuove prove sperimen tali sono un passo in avanti significativo per la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali microscopici in gradi di venir applicati nella costruzione di celle solari ad alta efficienza, transistor ultra veloci e rilevatori di gas inquinanti. Il silicene, ed il grafene, sono due ottimi candidati.

La Directa Plus, leader di mercato italiana nella produzione di grafene, recentemente quotata anche alle borsa londinese, potrebbe persino pensarci.

Fonte: Il progettista industriale, Aprile 2017, p.14 “Che ci faccio con l’olio fritto? Il grafene!”