L’Istat ha presentato la quinta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile.

Il documento offre una lettura approfondita dell’andamento di alcuni indicatori di benessere equo e sostenibile. Gli indicatori del BES, in tutto 129, coprono 12 domini tematici: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istruzione, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, innovazione, qualità dei servizi.

Il 2016, in generale, ha segnato l’anno di uscita dalla crisi economico finanziaria che dal 2008 colpiva i mercati e le economie nazionali. Il miglioramento, registrato in molti ambiti del contesto economico e sociale, non ha però interessato in maniera omogenea tutte le fasce della popolazione e tutti i territori, segnando ancora una volta una cesura (non più netta come in passato, ma presente) fra nord e sud del paese, con un centro che si avvicina, per performance, ormai sempre di più ai livelli del nord.

Abbiamo analizzato il capitolo dedicato al Benessere Equo e Sostenibile legato all’Ambiente.

L’attenzione alla qualità ambientale del nostro paese è in generale miglioramento. Una maggiore attenzione all’impatto ambientale da parte di imprese, famiglie e istituzioni è generalizzato. Se da un lato siamo il paese europeo con il minor consumo di risorse naturali (7 tonnellate contro le 13 di media dell’UE), siamo però anche i peggiori in Europa per quanto riguarda la dispersione idrica: in media il 40{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} dell’acqua potabile immessa in rete viene dispersa per l’inadeguatezza delle infrastrutture, per la loro vetustà e per la scarsa manutenzione.

Si abbassa invece la pressione ambientale generata dal conferimento di rifiuti in discarica: il 24,7{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} dei rifiuti urbani raccolti sul territorio nazionale è stato smaltito in discarica nel corso del 2016, un dato in calo dell’1,8{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} rispetto all’anno precedente. Questo miglioramento si motiva essenzialmente con migliori performance di raccolta differenziata da parte di cittadini ed amministrazioni, segnando nel 2016 un incremento di 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Migliora generalmente anche la qualità dell’aria in ambiente urbano, specie per quanto riguardano le polveri sottili. Nel 2015 il 43,6{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} delle centraline di rilevamento ha segnato uno sforamento dei livelli di polveri sottili oltre i 35 giorni all’anno. Nel 2016 tale percentuale si abbassata di quasi 17 punti percentuali, passando al 26,7{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}.

Buone notizie invece per quanto riguarda il consumo di energia da fonti rinnovabili: l’Italia si mantiene sopra la media europea (29{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}) soddisfacendo un terzo del suo fabbisogno (33{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}) proprio grazie a fonti rinnovabili. In flessione l’energia prodotta da fonti idriche.

La ripresa delle attività economiche, che si traduce in livelli più alti di popolazione lavorante, di livello di reddito e di qualità del lavoro, ha però come effetto secondario una maggiore emissione di gas climalteranti, cui le attività delle famiglie italiane (trasporto privato, riscaldamento) contribuiscono per una percentuale del 24{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}.