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Sono molti e diversi i percorsi per valorizzare la dimensione sostenibile di un’impresa, e non c’è un’unica ricetta per tutti. Per un primo orientamento, abbiamo raccolto qui alcuni argomenti rilevanti (e il nostro punto di vista).
ASCOLTO STRUTTURATO DEGLI STAKEHOLDER
Cos’è l’ascolto strutturato degli stakeholder?

L’ascolto strutturato degli stakeholder è il processo chiave di una strategia di sostenibilità efficace. Consiste nell’individuare e ascoltare i soggetti che rappresentano i portatori di interesse strategici per l’impresa (stakeholder), sia interni, sia esterni, e coinvolgerli per ottenere un flusso costante di idee, suggerimenti e istanze. Il coinvolgimento avviene attraverso diversi strumenti, tra i quali gruppi di lavoro, colloqui, interviste, piattaforme di condivisione.

Quali sono i vantaggi dell’ascolto strutturato degli stakeholder?

Il processo di ascolto consente all’organizzazione di analizzare le necessità degli stakeholder, prepararsi per rispondere ai loro bisogni e comprendere meglio l’ambiente in cui opera. Permette inoltre alle imprese di identificare nuove opportunità strategiche e di individuare aree di criticità e di miglioramento nella relazione con i propri interlocutori, che altrimenti non sarebbero prese in considerazione.

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REPORTING DELLA SOSTENIBILITÀ
Cos’è il reporting di sostenibilità?

Il reporting di sostenibilità è un processo che raccoglie, monitora e documenta le performance economiche, ambientali e sociali dell’attività di un’azienda o di un’organizzazione.  Per essere efficace, presuppone che l’organizzazione definisca a monte del processo una propria strategia di sostenibilità, che si affianchi e si integri alla strategia di business e/o industriale, stabilendo obiettivi misurabili e verificabili nel tempo.

Gli strumenti di rendicontazione o di reporting della sostenibilità “fotografano” con cadenza annuale le performance di sostenibilità, e possono essere di diversa tipologia, in funzione sia del livello di “maturità” dell’organizzazione nel percorso strategico, sia di alcuni vincoli di legge (vedi “Ma qualcuno è obbligato alla rendicontazione di sostenibilità/DNF?”).

Le tipologie principali di rendicontazione sono tre:

  1. il rapporto o report di sostenibilità volontario è lo strumento di carattere volontario che riassume e dichiara in un documento gli obiettivi, le azioni e i risultati di carattere sociale e ambientale messi in pratica e ottenuti dall’organizzazione. È un primo livello di reporting, che non prevede l’adozione di standard specifici per la misurazione delle performance economiche, sociali e ambientali dell’organizzazione
  2. il bilancio di sostenibilità (o dichiarazione non finanziaria – DNF) è uno strumento che include nel processo di rendicontazione una strategia di sostenibilità, con la descrizione della governance dell’organizzazione e delle modalità di coinvolgimento dei propri portatori d’interesse (stakeholder), assieme all’analisi dei temi più rilevanti per l’azienda e per gli stakeholder (analisi di materialità). Su questa base l’organizzazione definisce gli obiettivi misurabili di sostenibilità e gli indicatori per monitorarne il raggiungimento (performance). Esistono a livello internazionale alcuni standard di metodo per elaborare il documento di rendicontazione e le performance di sostenibilità. Tra questi il più diffuso è lo standard GRI (Global Reporting Initiative)
  3. il report integrato è lo strumento più avanzato di rendicontazione, che integra i dati, le informazioni e le performance (ambientali e sociali) di carattere non finanziario nel processo di reporting finanziario, riunendo in un unico documento tutte le informazioni economico-finanziarie e di sostenibilità dell’organizzazione. In questo modo è possibile fornire una prospettiva completa e integrata delle politiche di business e di sostenibilità dell’organizzazione. Lo standard di riferimento per la rendicontazione del report integrato è il framework IIRC (International Integrated Reporting Council).
Chi ha l'obbligo di presentare la dichiarazione non finanziaria?
Sono obbligati alla pubblicazione della Dichiarazione Non Finanziaria (DNF) gli enti di interesse pubblico, come definiti dall’art. 16 del d.lgs. n. 39/2010, che:

  • abbiano avuto in media durante l’esercizio finanziario un numero di dipendenti superiore a 500;
  • alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei seguenti limiti:
    • un totale dello stato patrimoniale di 20 milioni di euro,
    • un totale dei ricavi netti delle vendite o delle prestazioni di 40 milioni di euro.

L’art. 16 del d.lgs. 39/2010 definisce “enti di interesse pubblico”:

  • le banche
  • le assicurazioni
  • tutte le società italiane che abbiano emesso azioni quotate in Italia oppure obbligazioni o altri titoli di debito ammessi alle negoziazioni in Italia o sui mercati regolamentati europei.
Quali sono i vantaggi del reporting di sostenibilità?
Il reporting di sostenibilità permette di trasmettere una visione completa degli impegni e dei risultati dell’organizzazione in maniera facilmente comprensibile per tutti gli stakeholder. Anche se richiede un tempo e un impegno per la sua implementazione – in funzione della complessità dell’organizzazione, del tipo di processo scelto e del coinvolgimento degli attori per alimentare il flusso di informazioni e dati – la rendicontazione della sostenibilità porta benefici significativi sia all’interno, sia all’esterno dell’impresa in termini di:

  • visione e strategia
  • emersione del sistema di governance
  • valorizzazione dei punti di forza
  • motivazione delle persone
  • reputazione e fiducia
  • attrazione di capitali
  • relazione con gli stakeholder
  • vantaggio competitivo sul mercato.

Scopri il nostro approccio e i percorsi per accompagnare l’impresa nel processo di reporting della sostenibilità.
Esplora la case study Report Integrato Randstad Italia.

ANALISI DI MATERIALITÀ
Cos’è l’analisi di Materialità?

L’analisi di materialità determina la scelta dei temi da includere nel processo di rendicontazione della sostenibilità e si basa sull’integrazione di tre principi interdipendenti: inclusività, materialità e rispondenza.
L’inclusività individua le tematiche rilevanti, partendo dall’identificazione dei bisogni espressi dai diversi stakeholder che hanno un interesse in merito all’impatto – non solo economico, ma anche sociale e ambientale – dell’organizzazione.
La materialità analizza i temi in base al livello di importanza attribuito dall’organizzazione e dai suoi stakeholder e anche in base all’influenza che i temi stessi esercitano sulla capacità dell’organizzazione di creare valore.
La rispondenza prevede una risposta tramite azioni, decisioni e risultati a tutti i temi che gli stakeholder portano in evidenza.
La rilevanza dei temi individuata con questo modello di analisi viene rappresentata in forma grafica in una matrice di materialità, che viene inserita nel documento di reporting della sostenibilità: un asse della matrice rappresenta la significatività di un tema dal punto di vista dell’organizzazione e dei suoi criteri interni; l’altro asse riporta la rilevanza per gli stakeholder, stabilita attraverso l’utilizzo dei criteri esterni.

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ESG: ENVIRONMENTAL, SOCIAL AND GOVERNANCE

Cosa sono i criteri ESG?

L’acronimo ESG è formato dai tre termini inglesi Environmental, Social e Governance (ambientale, sociale e relativo al modello di governo dell’impresa) che costituiscono i tre criteri principali utilizzati nel settore finanziario per giudicare la validità di un investimento (in termini di attesa di rendimento e contenimento del rischio), in aggiunta alle normali valutazioni economiche.

Il rating ESG, o rating di sostenibilità, esprime quindi una valutazione sintetica che certifica la solidità di un’impresa, di un singolo titolo o di un fondo di investimento dal punto di vista dell’impegno in ambito ambientale, sociale e di governance.

Scopri il nostro approccio e i percorsi per accompagnare l’impresa nel processo di reporting della sostenibilità.

SUSTAINABILITY ENGAGEMENT AZIENDALE

Perché avviare un percorso di sustainability engagement aziendale?

L’implementazione di processi, azioni e strumenti volti a migliorare la sostenibilità dell’impresa può avvenire con successo solo se il personale è coinvolto attivamente. Perché è attraverso il coinvolgimento che si crea un modello culturale condiviso, capace di rendere efficaci gli sforzi di miglioramento compiuti dall’organizzazione.

 

Come si realizza un progetto di sustainability engagement aziendale?

Un progetto di sustainability engagement prevede quattro fasi: informazione, coinvolgimento, partecipazione e restituzione. E in tutte le fasi la comunicazione gioca un ruolo essenziale.

Una campagna di sustainability engagement può focalizzarsi su una specifica iniziativa di sensibilizzazione, o può essere strutturata in un piano integrato per far evolvere la cultura aziendale. Le attività di engagement legate all’impatto ambientale e sociale dell’impresa possono integrarsi con piani di formazione ed educazione, per aumentare il livello di sensibilità del personale verso queste tematiche e migliorare le performance condivise.

Scopri i nostri modelli per favorire la cultura della sostenibilità all’interno dell’impresa.
Scopri il nostro progetto per la prima Sustainability Week di L’Oréal Italia.

STAKEHOLDER ENGAGEMENT
Che cos’è lo stakeholder engagement?

La finalità imprenditoriale non è solo la massimizzazione del profitto, ma la creazione di valore economico e sociale, attraverso la gestione del sistema di relazioni con i diversi stakeholder (portatori d’interesse, sia interni sia esterni) e il loro coinvolgimento nei processi decisionali. L’obiettivo di questo approccio è portare l’organizzazione a rispondere in modo efficace non solo alle esigenze di business, di mercato e della clientela, ma anche alle aspettative più ampie del gruppo allargato degli stakeholder.

I principi su cui si fonda lo stakeholder engagement sono l’accountability, il dovere di informare tutti gli interessati su come si è adempiuto alle responsabilità nei loro riguardi, e l’inclusività, che richiede di riflettere, in tutte le fasi di un processo, su quali siano i punti di vista e le necessità di ogni gruppo di stakeholder.

Che cos’è la mappatura degli stakeholder?

La mappatura degli stakeholder è lo strumento essenziale per individuare e includere tutti i portatori di interesse all’interno della strategia di sostenibilità.
I punti di vista degli stakeholder si rilevano grazie a processi di coinvolgimento (quali l’ascolto strutturato) e all’uso strumenti di dialogo (come focus group, interviste, laboratori attivi, survey) che permettono di facilitare l’emersione di istanze, bisogni, aspettative.
Una mappatura esaustiva degli stakeholder richiede di considerare nel processo di analisi anche gli “interessi senza voce”, quali le generazioni future e l’ambiente.

Quali sono i vantaggi di un’azione di stakeholder engagement?

Attraverso un progetto di stakeholder engagement un’azienda può:

  • comprendere i bisogni dei propri portatori di interesse e trasformarli in una leva strategica di competitività
  • migliorare il contesto in cui opera, attraverso una pianificazione consapevole e condivisa della propria strategia
  • fare leva sull’integrazione di risorse interne ed esterne per perseguire obiettivi altrimenti difficilmente raggiungibili
  • gestire meglio i fattori di rischio
  • accrescere la reputazione aziendale
  • ascoltare, comprendere, informare, educare, influenzare i portatori di interesse in un processo continuo di accrescimento reciproco.

Scopri gli strumenti di attivazione degli stakeholder proposti da Amapola.
Scopri il progetto di stakeholder engagement “La Fabbrica Sostenibile” per Michelin e “Solvay Lab” per Solvay

COMUNICAZIONE AMBIENTALE
Cos’è la comunicazione ambientale per le aziende?

La comunicazione ambientale è l’insieme delle strategie di comunicazione promosse da enti, aziende e organizzazioni per informare sull’impatto ambientale delle proprie azioni.
Gli ambiti principali di interventi riguardano la sensibilizzazione, l’educazione e la promozione in merito alle tematiche connesse all’ambiente.

In questo momento storico in cui rischi connessi ai cambiamenti climatici sono al centro del dibattito pubblico, le aziende giocano un ruolo di primo piano non solo nel ridurre il proprio impatto sull’ambiente con azioni concrete, ma anche nel creare una cultura della sostenibilità al proprio interno e nel territorio in cui operano, arrivando a incidere anche sui comportamenti individuali.

Quali sono le linee guida della comunicazione ambientale?

Le aziende che intendono informare e sensibilizzare i propri stakeholder sui temi ambientali si misurano oggi con una crescente competenza, consapevolezza e maturità dei destinatari delle proprie azioni di comunicazione.

Alla comunicazione ambientale si chiede, innanzi tutto, di essere chiara e comprensibile e non deve dare luogo a fraintendimenti ed equivoci.

L’informazione veicolata, poi, non dovrebbe mai essere generica, ma riferirsi ad aspetti ambientali specifici, concreti e realmente significativi per il prodotto o il servizio oggetto della comunicazione, e coerenti con il proprio contesto di mercato.

L’informazione ambientale, oltre ad essere veritiera, deve essere attendibile e, per quanto possibile verificata attraverso strumenti di misurazione autorevoli e indipendenti (come la certificazione eseguita da una parte terza).

Leggi di più sui nostri servizi di consulenza in ambito di comunicazione ambientale.
Scopri il progetto di comunicazione ambientale per Solvay

Cos’è la sindrome NIMBY?

L’acronimo inglese NIMBY, not-in-my-backyard, è tradotto letteralmente con l’espressione “non nel mio giardino” e viene comunemente utilizzato per indicare l’opposizione di una comunità locale ad accettare opere, infrastrutture e impianti che producono un impatto ambientale sul proprio territorio.

Come si contrasta la sindrome NIMBY?
Le situazioni dietro questo fenomeno sono di natura così diversa tra loro che non consentono una classificazione comune, né una soluzione standardizzata.
Il punto di partenza è l’ascolto per conoscere con il massimo anticipo i segnali provenienti dal territorio per attivare per tempo un sistema di comunicazione e relazioni che aiuti a prevenire, o mitigare, l’abituale cortocircuito del “conflitto tra fazioni”.
è fondamentale abbandonare la “scorciatoia del silenzio” che alimenta un clima di sospetto e di mancato riconoscimento delle imprese come interlocutore-chiave per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Gli interventi più efficaci prevedono l’ascolto, la comunicazione, il confronto con chi non ha ancora acquisito gli elementi necessari per una vera valutazione di merito.

Leggi di più sui nostri servizi di consulenza in ambito di comunicazione ambientale.
Scopri il progetto di Amapola per TELENERGIA

VOLONTARIATO D’IMPRESA
Cos’è il volontariato d’impresa?

Il volontariato d’impresa è una modalità attraverso cui il personale di un’azienda, con il coordinamento attivo della società di appartenenza, fornisce supporto concreto alle comunità locali. Rappresenta un modo diverso di intendere la solidarietà sociale, perché non si limita a un sostegno finanziario o alla sponsorizzazione di un’iniziativa benefica, ma prevede il trasferimento di competenze e conoscenze da parte delle risorse interne all’impresa verso i territori (spesso rappresentati da enti e associazioni non profit). Il volontariato di impresa offre un contributo pratico o specialistico, con attività che spaziano dalla banca del tempo alla formazione, dall’aiuto sul campo alle prestazioni professionali non retribuite.

Quali sono i vantaggi del volontariato d'impresa per le aziende?

Il volontariato d’impresa consente alle organizzazioni di rendersi protagoniste attive in progetti di sostenibilità sociale e ambientale, costruendo valore.

Il volontariato d’impresa costituisce per l’organizzazione un momento che favorisce coesione, motivazione, senso di appartenenza e gratificazione per le persone che vi partecipano.

Come si organizza un progetto di volontariato aziendale?

Per organizzare in modo strutturato la partecipazione attiva e concreta del personale alla vita della comunità attraverso un progetto di volontariato aziendale è necessario prevedere tre fasi principali:

  • pianificazione: definizione degli obiettivi condivisi, selezione e coordinamento con gli enti esterni (per esempio, non profit) da coinvolgere, organizzazione del programma di azioni sul campo
  • comunicazione: stesura del piano di comunicazione per stimolare la partecipazione e per dare rilievo al valore del progetto
  • rendicontazione: valutazione dei risultati del progetto, per misurare le performance in termini di partecipazione, raggiungimento degli obiettivi e valore generato sul territorio.

Scopri le soluzioni Amapola per progettare un piano strutturato di volontariato d’impresa.
Esplora la case study “Citizen day” di L’Oréal Italia

MARKETING SOSTENIBILE
Cos’è il Marketing sostenibile?

Il marketing sostenibile si fonda sulla volontà dell’impresa di creare valore per i consumatori e per la propria comunità di riferimento attraverso un’offerta di prodotti e servizi che abbiano un impatto sull’ambiente il più ridotto possibile.

Il marketing sostenibile evidenzia, utilizzando le azioni e i canali più consoni, i contenuti sostenibili dell’offerta, spiegandoli attraverso fatti concreti e dimostrabili.

Aiuta le imprese a illustrare come i propri prodotti o servizi rispondano alla crescente domanda dei consumatori di poter contribuire al miglioramento dell’ambiente e della società attraverso le proprie scelte d’acquisto.

Quando è efficace il marketing sostenibile?
Il marketing sostenibile è efficace quando si pone l’obiettivo di produrre benefici nel lungo periodo e quando l’azienda non si limita ad adempiere agli obblighi di legge o alle pratiche standard di mercato con interventi formali e di facciata.

Un approccio alla sostenibilità lungo l’intera filiera (scelta delle materie prime, criteri di approvvigionamento, interventi sui processi produttivi, sul packaging, sulle modalità di distribuzione) permette alle imprese – attraverso il marketing sostenibile – di accedere a importanti vantaggi competitivi rispetto alle alternative meno responsabili.

Scopri i nostri servizi di consulenza strategica per il marketing sostenibile.
Leggi la case study Amapola per comunicare la filiera sostenibile della Centrale del Latte di Alessandria e Asti

GREENWASHING

Cos’è il Greenwashing?
Il termine greenwashing è composto dai vocaboli inglesi green (il colore tradizionalmente associato all’ambiente) e whitewash (imbiancare e, in senso figurato, insabbiare o mascherare qualcosa). Fu coniato in America nei primi Anni Novanta per descrivere il comportamento di alcune grandi aziende che hanno associato la propria immagine alle tematiche ambientali in maniera del tutto arbitraria, a volte addirittura per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive.

Il greenwashing è uno dei più grossi rischi connessi alla crescente popolarità del tema della sostenibilità. Si verifica quando la sostenibilità comunicata da un’azienda non è collegata a impegni e buone pratiche concrete. Si tratta, per lo più, di operazioni di facciata, che non comunicano con trasparenza gli impegni ambientali o di sostenibilità o ne valorizzano alcuni aspetti in modo incompleto o ingannevole.

Scopri il nostro approccio per una comunicazione efficace della sostenibilità


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