Alcuni dati estrapolati dal “XV° rapporto sull’evoluzione dei prodotti a Marca Del Distributore” di Nomisma e dal numero luglio/agosto 2018 di Eureka

Il 2017 ha segnato una crescita del settore alimentare del 3,8% registrando un fatturato complessivo di 137 miliardi di euro (8% del PIL nazionale) che, se sommati a quelli macinati dal comparto agroalimentare, comprensivo del cosiddetto primario, salgono a 190.

Un risultato che è somma di diversi fattori.

Il cibo è un top trend

Da un lato un mutato atteggiamento da parte dei consumatori, ormai sempre più attenti alla qualità del cibo che acquistano e agli aspetti di salute e benessere ad esso legati, ha fatto schizzare in alto i fatturati dell’industria del food.
Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un aumento della spesa media pro capite legata all’acquisto di beni alimentari, generata da consumatori disposti a spendere di più di fronte ad un prodotto che promette una migliore qualità e alcune caratteristiche di salute e benessere. Ormai i consumatori si dimostrano particolarmente attenti agli sprechi e agli aspetti di sostenibilità, alla qualità del prodotto, al benessere che promette e alle certificazioni di sicurezza.

Secondo Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence di Nomisma, così come esposto nel suo intervento a Marca 2019, dai trend monitorati emerge che il made in Italy viene preferito; che la scelta del prodotto passa dai dati esposti nell’etichetta; che la tracciabilità della filiera e il metodo produttivo sono aspetti determinanti nel guidare la scelta d’acquisto.  Un consumatore su quattro preferisce il biologico e fra alta qualità e prezzo conveniente non ha dubbi sullo scegliere la prima.

Di più: sono proprio le linee biologiche a trainare la crescita di molti marchi alimentari, mentre le linee “mainstream” o quelle di primo prezzo segnano battute d’arresto.

La Mdd (marca del distributore) cresce di pari passo con la fiducia che i consumatori nutrono verso il marchio, inserendo nell’equazione che porta alla scelta del prodotto, anche elementi che sono più strettamente legati alla reputazione, all’impatto ambientale, alla sicurezza alimentare percepita.

Il Made in Italy convince ancora

I dati sull’export legati al comparto alimentare testimoniano dell’amore che i prodotti e la cucina italiana ricevono all’estero. Il comparto punta con decisione ai 50 miliardi di euro di prodotti esportati entro il 2020 e, a giudicare dai risultati registrati nel 2017 (40 miliardi di euro), l’obiettivo non è lontano.

Dei prodotti italiani – che furoreggiano in USA, Francia, Russia e Cina – convincono l’alta qualità delle materie prime di origine. Permane invece il problema della contraffazione, particolarmente incisivo nei mercati asiatici, che pone con forza il tema della certificazione di prodotto. Un aspetto che i consumatori italiani hanno imparato a leggere e premiare.