Inaugurato a fine agosto, Bulk va alla grande.

Katherine Martinko

Il primo negozio londinese a rifiuti zero si trova in Kingsland Road nel quartiere di Hackney. La vetrina è semplice e discreta, con un’unica insegna ad indicare il nome, Bulk, e un’esposizione allettante di brioche fresche, pane multicereali e cesti di cibi accattivanti per indurre i passanti incuriositi ad entrare.

All’interno, la sensazione è quella di essere in un’oasi, lontana dalle quattro corsie di traffico esterne e dalle insegne vistose dei negozi vicini. Ci troviamo, infatti, in uno spazio a rifiuti zero, meta di acquirenti consapevoli che vogliono evitare tutti i fronzoli del consumismo e comprare prodotti puri.

Sono andata a fare un giro a Bulk e parlare con la fondatrice Ingrid Caldironi e il suo socio Bruna dello scenario rifiuti zero a Londra, dell’andamento di Bulk e delle prospettive per il futuro.

«La risposta della gente è stata molto positiva, dice Caldironi. La giornata di punta è il sabato, quando alcuni clienti addirittura affrontano un viaggio in treno di 90 minuti per fare i loro acquisti. Chi entra “impreparato” può acquistare bottiglie o borse, o prendere un barattolo di vetro dalla ‘banca’ di barattoli lasciati in uso. La maggiore parte dei clienti, invece, ha saputo del negozio sul web, e arriva attrezzata».

Rimango favorevolmente colpita dalla diversità dei prodotti venduti sfusi. Bulk offre uova, formaggio, olio d’uliva, aceto, alimenti secchi, spezie, caffè, cibo per cani, carta igienica, burro, e molto altro. Con qualche eccezione che proviene dalla Francia e dai Paesi Bassi – ma “nessuna banana che arriva dalla Repubblica Domenicana” – Caldironi procura tutto in un raggio di 100 miglia.

Per quanto riguardo le disposizioni salute e sicurezza, citati frequentemente ad esempio dai supermercati canadesi come il motivo per il quale è proibito ai clienti riempire i propri contenitori, Caldironi spiega che non vi sono regole del genere nel Regno Unito. Ha effettuato ricerche approfondite e ha subìto un’ispezione da parte delle autorità sanitarie, alle quali il concetto di Bulk è piaciuto molto.

«Non si tratta di regole, ma delle politiche degli stessi supermercati. Le disposizioni sanitarie non escludono affatto la possibilità di riempire i propri contenitori, per motivi di sicurezza o igiene».

Caldironi tiene conto anche degli imballaggi pre-vendita. La maggior parte degli alimenti secchi arriva in sacchetti di carta; l’olio d’oliva in lattine; e i prodotti per la pulizia in contenitori di plastica riutilizzabili. Di conseguenza, Bulk non è un negozio ‘senza plastica’, ma, dice Caldironi, non è questo il punto: «Il nostro obiettivo è quello di accorciare la filiera e quindi ridurre il volume complessivo di plastica».

Non tutto è andato liscio. Una campagna di crowdfunding non ha raggiunto il target, e la sede attuale è provvisoria, con il contratto di locazione che scade a fine anno, ma Caldironi non si scoraggia. Ha ottenuto un finanziamento per affittare un locale nuovo, ma deve ancora raccogliere i fondi per attrezzare uno spazio più grande.

Una volta raccolti i fondi, allestirà il negozio con stoffe riciclate che provengono dalla Royal Opera Company e installerà banchi realizzati con vasetti di yogurt riciclati. Il nuovo locale sarà dotato anche di un impianto di compostaggio e di uno spazio per workshop per i residenti locali.

Come iniziò il suo percorso a rifiuti zero?

Curiosamente, in precedenza Caldironi lavorava in campo marketing nel settore petrolifero, «aiutando piccoli rivenditori ad aprire spazi presso le stazioni di servizio».

Dopo aver letto un articolo su Lauren Singer (fondatrice di Trash is for Tossers), ha deciso di cambiare stile di vita. Si è dimessa, ha aperto Bulk e ora ha “una vita perfetta”.

É però ben consapevole che lo shopping a rifiuti zero da solo non salverà il mondo. Il problema maggiore è il design:

«E’ assurdo che la gente paghi per tenere i materiali di scarto che sono il prodotto finale di un oggetto realizzato da un costruttore. [Il costruttore] dovrebbe esserne responsabile, non la gente che paga le tasse per finanziare tutte le infrastrutture necessarie per il riciclaggio».

Nel frattempo, Bulk spianerà la strada per i molti consumatori che vogliono ridurre i rifiuti e che si meritano rivenditori che condividono tale obiettivo.

Fonte: www.treehugger.com