Mancano pochi giorni all’apertura del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale che si terrà, come di consueto, presso la sede dell’Università Bocconi a Milano.

Il 2 e 3 ottobre la solita imponente quantità di contenuti, approfondimenti, workshop, stimoli, opportunità di business sarà a disposizione dei visitatori della manifestazione (a proposito, i complimenti sono dovuti a Rossella Sobrero e al suo team in grado di progettare e mettere a terra una simile macchina: bravi!).

Come sarà questa edizione?

Poco fa rileggevo l’articolo di commento scritto al termine dell’edizione 2017. Il titolo era “Stiamo rendendo sostenibile la sostenibilità” e all’interno raccontavo come la sensazione al termine del Salone fosse molto positiva. Rendere “sostenibile la sostenibilità” era una metafora per dire che la semplificazione dei linguaggi e la comprensione di come trasformare le parole in azioni fosse, da un lato, la strada giusta da percorrere e, parallelamente, quanto avevo notato prendere forma nei contributi dei protagonisti del Salone.

A distanza di un anno credo che la strada da percorrere su questa “rotta” sia ancora lunga, ma la consapevolezza di quanto sia importante “farsi capire e sostenere le pratiche” si sta facendo largo: questa è una delle “rotte della sostenibilità” – per venire al titolo del Salone 2018 – che dovremmo percorrere.

La rotta trasversale

Nell’affrontare le “rotte della sostenibilità” possiamo seguire tanto i suggerimenti del Salone – che suddivide per “aree di applicazione” le rotte medesime – quanto il tracciare ulteriori vie trasversali.

Amapola ha da tempo intrapreso la strada del “far vivere la sostenibilità”. Cosa significa? Semplice: una volta che si rende comprensibile la “responsabilità sociale di impresa”, e quali siano i percorsi possibili per le imprese, occorre trasferire nella cultura di impresa il “germe” della sostenibilità affinché questo possa propagare i suoi effetti positivi.

Come fare? Facendo in modo che la CSR, o la sostenibilità nella sua accezione più ampia, non siano oggetto di un progetto della divisione marketing o risorse umane, oppure la raccolta di azioni disgiunte tra loro e congiunte in un report di fine anno.

La sostenibilità dovrebbe diventare parte integrante della cultura di impresa facendo in modo che l’impresa stessa sia coinvolta tutta nei progetti, ne sia informata e ne possa, così, comprendere i significati e il valore aggiunto. Ci sono molti strumenti che possono aiutarci in questo: i laboratori facilitati, i progetti di ascolto attivo, il digitale, le applicazioni.

Tutte “rotte possibili” per far vivere la sostenibilità e trasformarla in cultura d’impresa.

Alzare l’asticella della responsabilità

Il tema della cultura non riguarda solo chi fa impresa, ma tutti i soggetti, tutti i professionisti di un processo sociale complesso.

Fare cultura della sostenibilità per me significa comprendere e diffondere che ogni nostra azione ha ripercussioni su molti soggetti attorno a noi (i famosi stakeholder) e che noi di queste ripercussioni, anche quelle più difficili da gestire, siamo responsabili.

Farsi carico di ognuna di queste responsabilità implica allargare – fin dove possibile – le maglie della propria azione e rendersi conto che “la tutela del legittimo interesse privato” non è sufficiente se davvero crediamo in una società sostenibile.

La cultura della sostenibilità in realtà nasconde e genera una nuova e vera cultura (di impresa, ma anche “sociale”) in cui le aziende hanno sì un ruolo centrale – anche in sostituzione e/o sussidiarietà rispetto alle istituzioni che faticano e spesso perché sono state abusate e non usate – ma non sufficiente.

Tutti i soggetti interessati ad un processo complesso sono responsabili – ciascuno per la propria parte – ed è con l’unione delle parti (e delle responsabilità) che potremo davvero costruire uno scenario, direi una società, sostenibile.

È una sfida difficile, ma esaltante. Una “rotta” che le racchiude tutte. Che distingue per unire. Sulla quale soffermarci a riflettere per spostare in alto l’asticella e…assumerci un altro pezzo di responsabilità.

Amapola sarà al Salone per raccontare gli avvenimenti con live tweeting, video interviste, reportage. Come negli scorsi saremo accanto anche al CSR Manager Network per dare voce agli associati. Seguiremo le rotte e ne daremo contezza assieme a chi ci vorrà seguire. Tra queste rotte ci permettiamo di segnalare quella di Randstad. Con loro e, soprattutto, con @Federica Venturin, CSR Manager, abbiamo percorso la tratta che ci ha portato al report integrato 2017. Un bel viaggio che attendiamo impazienti di ricominciare!

Io, personalmente, cercherò la rotta delle rotte.

O forse proverò ad immaginare come costruirla partendo da quello che c’è.